Archivio Mensile: agosto 2011

Molte copertine per nulla

La rivista Wallpaper*, confermandosi troppo cool per me, ha collaborato con diversi designer per produrre 15 cover diverse per il numero del suo 15° anniversario. Una più cool dell’altra, ognuna su una carta di diverso colore e con trattamenti di stampa specifici, già mi sognavo di vincere al lotto per comprarmele tutte (e poi comprare un loft vista Manhattan dove metterle, ma questo è un altro discorso). O almeno di riuscire a vederne un paio diverse alla Luxemburg, la libreria esterofila di Torino.

E invece no, Wallpaper* è troppo cool per chiunque: queste belle cover non saranno disponibili né nelle edicole né agli abbonati, se le terranno per loro e ci lasceranno sbirciare giusto qualche esposizione autocelebrativa.

L’avvincente storia del Times New Roman

Come è noto, il Times New Roman non comprende un vero corsivo, ma usa uno standard che veniva utilizzato alla Monotype. Il corsivo dello Starling, elaborato sulla base delle bozze di caratteri su cui poi Burgess aveva smesso di lavorare, è il primo vero autentico corsivo del Times New Roman.

(da il Post, La complicata storia del Times New Roman, 19 agosto 2011)

Tra plagi, incendi e designer di barche, il mistero della nascita di una delle font più usate al mondo (qui l’articolo di Katherine Eastland ripreso da il Post).

Biblioguerrilla

A chi, come me, con il caldo agostano si rammollisce nel corpo e nella mente, segnalo che le biblioteche:

1. di solito almeno un minimo di aria condizionata o ventilazione ce l’hanno

2. sono il posto ideale per un po’ di guerrilla goodness. L’idea è quella di Kindness girl, che prima di rimetterli sugli scaffali lascia nei libri post-it con messaggi buffi e incoraggianti.

Rassicurante abitudine

L’ebook sta arrivando, fatevene una ragione…

Ci sembrava solidissima la nostra convinzione dell’impossibilità di separare il contenuto (ciò che in reatà è il libro) dall’oggetto. Eppure, se ci riflettiamo bene, era una certezza costruita su una rassicurante abitudine e su una forte passione da amanti di un mondo.[...]

… sì, arriva anche in Europa. Fatevene una ragione!

Una ricerca inglese racconta che nell’Europa occidentale, nel 2010, il mercato dell’ebook è cresciuto del 400%. Certo, è un 400% su numeri assoluti ancora poco significativi, su fatturati ancora lontani da quelli americani. Però la velocità di crescita è l’indicatore più interessante. Tracciando una linea sul futuro, gli autori della ricerca si sbilanciano a prevedere che il peso complessivo del digitale, nel 2015, sarà del 15%.

Perché è importante parlarne:

Il digitale lavora sul modo che abbiamo per gestire la cultura e la conoscenza, tocca aspetti molto profondi e personali della nostra vita. Quindi l’accettazione del cambiamento, la «voglia di raccontarlo e spiegarlo agli altri», la costruzione di un «racconto collettivo», è un passaggio significativo. [...]

(da La Stampa.it, Terza Pagina, Come cambia il nostro amore per i libri, di Giuseppe Granieri, 20 agosto 2011)

App app and away (3)

Ripasso estivo: c’è il libro, poi c’è l’ebook, e poi c’è l’app. Tutto chiaro?

Un articolo ormai vecchiotto pubblicato su Publishers Weekly metteva a confronto l’approccio alle app di diverse grandi case editrici americane. Tra le altre cose, alcuni definivano “app” qualsiasi prodotto venduto nell’Apple App Store, mentre altri (l’AD di Sourcebooks, Dominique Raccah) trovavano la discriminante nell’interattività: “Se il lettore può fare qualcosa con il contenuto, allora è un’app”. Quindi un testo con un video incorporato rimane un semplice ebook, anche se tecnicamente è difficile realizzarlo in un formato che non sia app… o almeno così mi sembra di aver capito.

E visto che sulla narrativa per adulti è più difficile inventarsi qualcosa da far fare ai lettori, le app si sono orientate su libri per bambini, ricettari, saggistica, dizionari e guide (Lonely Planet a novembre 2010 aveva già 115 app, contro la dozzina-ventina della maggior parte degli altri editori citati).

Ma a me viene in mente Cerami, che in Consigli a un giovane scrittore la metteva così: “quanto più un linguaggio è tecnologicamente povero, tanto più prepotenti e articolati si fanno i processi evocativi”.

Dove i processi evocativi, si capisce, sono la cosa più bella che c’è del leggere.

Type hype!

Words have meaning and type has spirit – and the combination is spectacular.
(Paula Scher, designer, puntata n.2 della serie Off Book di PBS Arts)

Uno dei più bei titoli mai visti

Mi piace, mi ha fatto ridere, cosa vi devo dire.
Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare: edito da Marcos y Marcos e attualmente, finché si può, in super-offerta su Amazon.

(trovato via il paper.li di Mac Civis alias @Il_Viaggiator)

Per leggere in spiaggia

Altro che e-book, arriva dall’Inghilterra una novità tecnologica da far impallidire tutta la Silicon Valley: il libro da bagno, da spiaggia e forse da doccia. È un volume normalissimo le cui pagine sono ricoperte da una specie di cera sigillante, resistente all’acqua e quindi in grado di evitare le macchie da umidità. È già usata a quanto dicono in Australia per allungare la vita delle banconote. Finora solo qualche libro particolare era stato sottoposto a simile trattamento (ma la ditta che lo ha brevettato sostiene che esistono già in circolazione alcuni best seller). In ogni caso dall’anno prossimo, secondo i giornali inglesi, sarà un modesto tascabile ad aprire forse una nuova strada. Confessiamolo, se ne sentiva il bisogno. Almeno da quando, correva il 1987, Roberto D’Agostino pubblicò per Mondadori un libro non solo di plastica ma gonfiabile e galleggiante (si intitolava Libidine), disegnato da Angelo Bucarelli e realizzato da un produttore di salvagenti. A volte ritornano.

(da La Stampa.it, In spiaggia con un libro purché idrorepellente, di Mario Baudino, 5 agosto 2011)

Dai libri nascono cose

Dai libri nascono cose e ad esempio, un venerdì mattina non troppo lontano (ma molto più fresco di questo), è nata una buonissima cheesecake.

Il libro è “Buon Appetito America!” di Laurel Evans, che è l’unico libro di cucina che mi fa venire voglia di cucinare e mi dà qualche soddisfazione.