Archivio delle Categorie: business

Feltrinelli App

Da lunedì sarà disponibile per il download gratuito l’app Android, iPhone e iPad delle librerie Feltrinelli: consultazione del catalogo, orari di apertura e percorsi per raggiungere i punti vendita, gestione del profilo dei clienti Carta Più e community con trame, recensioni e quant’altro.
(via digital.it)

Legge sul prezzo dei libri

Approvata il 20 luglio, la nuova legge sul prezzo dei libri entrerà in vigore il 1 settembre. In sintesi, come avrete sentito, lo sconto massimo consentito scende al 15%, salvo possibili campagne promozionali decise dall’editore (ed eventualmente accolte dal rivenditore) che possono arrivare al 25% per un mese al massimo, escluso dicembre.

Considerazione uno: Sì, ce l’hanno con Amazon.
Considerazione due: Da quando in qua l’editoria è un settore così forte da far scomodare il parlamento? Chi l’avrebbe mai detto.

Viva l’Italia (4)

Il Salone del Libro quest’anno finalmente – saranno i 150 anni, che sembrano riuscire a smuovere mari e monti – conquista l’Oval. Avranno l’onore di occupare i nuovi spazi Terra Madre (edit: volevo dire Lingua Madre), il Bookstock Village ma anche la mostra “1861-2011. L’Italia dei libri” a cura di Gian Arturo Ferrari.

Il percorso espositivo de L’Italia dei Libri è articolato in cinque filoni: i 150 Grandi Libri, i 15 Superlibri, i 15 Personaggi, gli Editori, i Fenomeni Editoriali. Quindici come i decenni di questo secolo e mezzo.

(Per un assaggio della polemica sulla selezione e sulla scarsa presenza delle donne, c’è questo articolo del Sole24ore)

Conclusione ideale e punto d’arrivo del percorso espositivo sarà l’area centrale, ideata assieme a Telecom Italia: il cosiddetto «sedicesimo decennio», che offrirà uno sguardo interattivo sul futuro del libro fra digitale ed e-Book.

A Salone concluso, è in previsione il riallestimento della mostra presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino per il mese di giugno e nei mesi successivi in altre città d’Italia secondo un calendario in via di definizione.

(dal sito del Salone, pagina dedicata alla mostra)

Viva l’Italia

Mentre il nostro paese compie 150 anni, Marcos y Marcos ne festeggia 30 (questo sabato a Torino, il prossimo a Fermo, il 19 aprile a Piacenza).
Intanto in homepage hanno questa citazione di Pusterla,

Il bisogno di poesia è il disperato tentativo di sottrarre
la nostra vita profonda a una logica di mercato

e in questa vecchia intervista Claudia Tarolo, moglie di uno dei Marcos, dice cose che mi sembrano sensate (a volte non è male cercare vecchie interviste di quando non si parlava sempre di ebook). In questa nuova intervista, invece, un po’ di bilanci e annunci.

Scappate

Se vi propongono di fare una prova di traduzione facendovi intuire che sarà pubblicata in modo che finalmente tutti vedano quanto siete bravi e meritevoli di tradurre ancora: scappate.

PS No, lo so, lo capisco: all’inizio è difficile (anche dopo, ma è diverso). Pur di dimostrare che siete in grado di fare qualcosa e di aggiungere una riga al curriculum lavorereste gratis. Resistete, se potete.
Un cliente serio può chiedervi una prova di traduzione (più che lecito), ma se questa è abbastanza buona da essere pubblicata sarà anche abbastanza buona da essere pagata.

Faites vos jeux, messieurs

l’editoria italiana è un serraglio di servi del padrone di arcore o di radical-chic della sinistra cocainomane
(commento di Drugo Lebowsky all’intervista pubblicata da il Fatto Quotidiano, Melissa P: Papà Fazi mi ha fregato, di Luca Talese, 5 gennaio 2011)

Capisco: il conflitto d’interessi politico-economici è una strada a doppio senso. Però mi sento di dire che:
1. Per decine di editori come Scritturapura o Il Maestrale, le cose non stanno proprio così.
2. Questo blog si basa sull’idea che anche l’editoria ha le sue competenze professionali, le sue fusioni e acquisizioni, i suoi prezzi di copertina. Come il design, sta a cavallo tra cultura e industria. Non è giusto che il settore sia svilito e ridotto a chi sono gli amici e a da che parte sta il governo.

E poi: sì, Melissa P. mi incuriosisce (primo o poi qualcosa leggerò). L’intervista mi è piaciuta, la piega che hanno preso i commenti un po’ meno: tutti a litigare sul valore letterario/sociale/femminista di Cento colpi di spazzola. Nessuno che dica che una ragazzina che vende un libro dovrebbe, magari, trovarsi un agente. Dovrebbe, magari, avere un commercialista diverso dal suo editore. Dovrebbe magari evitare di acquistare una casa da 600mila euro e, soprattutto, dovrebbe venderla se non riesce a pagarsi il mutuo, invece di lagnarsi. La simpatia di chi ha le mani bucate, in questo periodo di crisi, no.

Baluardi

L’andamento delle spese, secondo Adusbef e Federconsumatori, “è stato peggiore delle già negative previsioni della vigilia”. Il primo consuntivo sfiora i 5 miliardi di euro (contro la previsione di 5,5 miliardi), con una caduta dei consumi del 12% rispetto allo scorso anno. Gli unici settori che hanno resistito sono l’editoria e l’elettronica.

(da Ansa.it, Natale: consumi in calo del 20%, 27 dicembre 2010)

Ma non dicono così tutti gli anni? (Ah no, è vero: nel 2008 pare fossero crollati anche i libri).

Parola di libraio

So di essere un commerciante, per carità. Ma credo che se in un paese mancano i libri sia peggio che se manchi la benzina.

(da La Stampa, I librai indipendenti alla battaglia per sopravvivere, di Giuseppe Culicchia, 3 novembre 2010)

Cosa fa un agente letterario?

In attesa di avere tempo per un “Libri di mondo” dedicato, un link a un episodio di Ti racconto un libro e una citazione da The Novel, di James A. Michener.

“Se la Kinetic fosse venduta domani a qualche enorme multinazionale e i nuovi capi mi licenziassero, e se io riuscissi a trovare un posto presso un altro editore, tu mi seguiresti?”
“Certo, a meno che nella fuga tu rubi soldi alla Kinetic”
“E se non venissi licenziata, ma sentissi di dovermi dimettere?”
“I tuoi standard etici sono anche i miei. Ovvio che rimarrei con te” [...]
“Siamo intesi che queste domande erano confidenziali, pure ipotesi”
“Le mie risposte invece no. [...] Non potrei lavorare senza il tuo aiuto, e questo non lo dimenticherò mai.”

(da James A. Michener, The Novel, Fawcett Books, pp.43-44, traduzione mia – spero che Francesco Saba Sardi, traduttore dell’edizione Bompiani uscita nel 1993, mi perdonerà se non ho cercato la sua)

La prima voce è quella della editor, che anni prima ha creduto nell’autore ed è riuscita a farlo pubblicare e alla fine ha ottenuto onori e gloria perché lui è diventato un Ken Follett, uno Stieg Larsson. Si è anche arricchita, perché in base al suo contratto percepisce una percentuale delle royalties di lui (per questo credo che la situazione sia più simile a quella di un agente che a quella di un normale editor italiano). La seconda voce, ovviamente, è quella dell’autore – che sta attraversando dei problemi tutti suoi ma non sa nulla della cessione della casa editrice che mette in crisi l’editor… insomma, è un libro interessante.

Paralleli

Da una parte c’è un direttore che chiede maggior rispetto per le necessità aziendali. Dall’altra c’è una redazione che chiede rispetto per la professione ad ogni stadio della sua manifestazione: dalla precarietà dei freelance all’esperienza dei big.

(da PMI.it, De Bortoli: l’editoria deve cambiare, di Giacomo Dotta, 4 ottobre 2010)

Non credo di aver mai postato sulla questione dei giornalisti: ho cercato di seguire ma non è il mio settore e non so bene cosa pensarne. Per certi versi (settore inflazionato, tanta gavetta, timore che la tecnologia si porti via soldi e qualità) la loro situazione è simile a quella dei redattori. Per altri (pro e contro dell’albo, responsabilità rispetto ai contenuti in un momento particolarmente non-facile del nostro paese) no.