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Un post per il ponte

Ci ho messo 3 giorni a leggerlo ma ce l’ho fatta e ne è valsa la pena: il commento-analisi di Gino Roncaglia al rapporto L’Italia dei libri. Un tempo ne avrei fatto un riassuntino, ma questa volta mi limito a una segnalazione e a un link. Buon primo maggio (il mese del Salone!).

Uno slogan moderno

Così, se è vero che (come sostiene JoJo Moyes sul Telegraph) gli ebook rendono di nuovo sexy la lettura, ogni operazione di divulgazione diventa particolarmente interessante. Ed è interessante l’idea dell’AIE (Associazione Italiana Editori) di coinvolgere i giovani in un concorso per trovare uno slogan destinato a promuovere una collana di ebook universitari.
Il gioco, in fondo, è uno degli strumenti migliori per far avvicinare le persone alle idee nuove. E anche il premio – mille euro in libri o ebook – tutto sommato aggiunge ancora valore alla causa. Poi c’è il vantaggio intrinseco di ottenere, se la creatività premia i partecipanti, un modo di parlare di libri diverso da quello polveroso e antiquato cui ci ha abituato l’accademia. Potrebbe venirne fuori uno slogan moderno, che parla il linguaggio dei giovani e che – in cinquanta caratteri – faccia la sua figura anche su Twitter.

(da LaStampa.it, Ebook, concorso AIE per avvicinare i giovani alla lettura, di Giuseppe Granieri, 14 marzo 2012)

Spigoli

Poco prima di morire John Updike parlò con eloquenza degli “spigoli” del libro: i confini che danno forma e integrità a un’opera letteraria, e che per secoli hanno trovato espressione fisica nell’indelebilità della pagina stampata. Gli spigoli hanno dato ai libri la solidità di resistere alle mode e all’erosione del tempo, ma ora sembrano destinati a sbiadire, a mano a mano che le parole passano dalla stampa permanente su fogli di carta alla temporanea comparsa su schermi tremolanti.

(da The Wall Street Journal, Books that are never done being written, di Nicholas Carr, 31 dicembre 2011 – traduzione dall’inglese mia)

Mai più introvabili con Gli introvabili

Giulio Passerini, ufficio stampa di Edizioni e/o ormai da qualche mese, ha quell’entusiasmo giovane, quella presenza costante sui social, quella capacità di ricevere informazioni e subito farle rimbalzare su tutti i canali possibili che io – torinese, lenta e precisetta, più grande anche se di poco, e spesso presa da altro – un po’, a volte, gli invidio.

Questo per spiegare perché scrivo questo post dopo che è già passata una settimana da quando Giulio mi ha fatto conoscere Gli introvabili: un nuovo esperimento di Edizioni e/o, che ri-pubblica in formato digitale (e solo in formato digitale) una serie di titoli ormai fuori catalogo ma ancora richiesti dai lettori. A un prezzo più che popolare (1,99 euro). Senza DRM, con un atto di fiducia meraviglioso.

In sostanza: una di quelle cose davvero utili che, abbiamo sempre sentito dire, si possono fare con gli ebook. Niente di sconvolgente dal punto di vista tecnologico: niente ipertesto, immagini animate o chissà che altro, ma storie disponibili per sempre, a poco, per tutti. Mai più libri introvabili con Gli introvabili;)

Billy (2)

Pare che l’Ikea stia per lanciare un redesign della Billy. Perché si sono resi conto che la gente compra le loro librerie per metterci di tutto tranne i libri.

LibrInnovando

Sono aperte le iscrizioni a LibrInnovando 2011 (25 novembre 2011): una giornata di conferenze organizzata dallo IED di Milano sui temi dell’editoria digitale – da come cambiano i contratti a quali sono le strategie di marketing. Il punto di vista è quello degli editori, ma c’è anche un workshop pratico sugli ebook.

Rassicurante abitudine

L’ebook sta arrivando, fatevene una ragione…

Ci sembrava solidissima la nostra convinzione dell’impossibilità di separare il contenuto (ciò che in reatà è il libro) dall’oggetto. Eppure, se ci riflettiamo bene, era una certezza costruita su una rassicurante abitudine e su una forte passione da amanti di un mondo.[...]

… sì, arriva anche in Europa. Fatevene una ragione!

Una ricerca inglese racconta che nell’Europa occidentale, nel 2010, il mercato dell’ebook è cresciuto del 400%. Certo, è un 400% su numeri assoluti ancora poco significativi, su fatturati ancora lontani da quelli americani. Però la velocità di crescita è l’indicatore più interessante. Tracciando una linea sul futuro, gli autori della ricerca si sbilanciano a prevedere che il peso complessivo del digitale, nel 2015, sarà del 15%.

Perché è importante parlarne:

Il digitale lavora sul modo che abbiamo per gestire la cultura e la conoscenza, tocca aspetti molto profondi e personali della nostra vita. Quindi l’accettazione del cambiamento, la «voglia di raccontarlo e spiegarlo agli altri», la costruzione di un «racconto collettivo», è un passaggio significativo. [...]

(da La Stampa.it, Terza Pagina, Come cambia il nostro amore per i libri, di Giuseppe Granieri, 20 agosto 2011)

App app and away (3)

Ripasso estivo: c’è il libro, poi c’è l’ebook, e poi c’è l’app. Tutto chiaro?

Un articolo ormai vecchiotto pubblicato su Publishers Weekly metteva a confronto l’approccio alle app di diverse grandi case editrici americane. Tra le altre cose, alcuni definivano “app” qualsiasi prodotto venduto nell’Apple App Store, mentre altri (l’AD di Sourcebooks, Dominique Raccah) trovavano la discriminante nell’interattività: “Se il lettore può fare qualcosa con il contenuto, allora è un’app”. Quindi un testo con un video incorporato rimane un semplice ebook, anche se tecnicamente è difficile realizzarlo in un formato che non sia app… o almeno così mi sembra di aver capito.

E visto che sulla narrativa per adulti è più difficile inventarsi qualcosa da far fare ai lettori, le app si sono orientate su libri per bambini, ricettari, saggistica, dizionari e guide (Lonely Planet a novembre 2010 aveva già 115 app, contro la dozzina-ventina della maggior parte degli altri editori citati).

Ma a me viene in mente Cerami, che in Consigli a un giovane scrittore la metteva così: “quanto più un linguaggio è tecnologicamente povero, tanto più prepotenti e articolati si fanno i processi evocativi”.

Dove i processi evocativi, si capisce, sono la cosa più bella che c’è del leggere.

Libri e aldilà

Questo è l’inizio dell’articolo post-Editech di Claudio Leonardi:

“Strano destino quello dell’ebook: se ne parla da quindici anni ma non ha mai decollato, e ora che sembra il momento buono c’è già chi lo dà per morto, superato dalle applicazioni per tablet e cellulare e, forse, dalla stampa on-demand.”
(La Stampa.it, L’ebook è già superato dalle app?“, di Claudio Leonardi, 10 giugno 2011)

E non c’entra quasi niente, ma mi ha fatto pensare alla citazione di Borges, “Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca.”

Chissà se i libri digitali diventeranno come quei fantasmi costretti a rimanere tra i vivi anche quando sono vecchi e stanchi, indesiderati, imbarazzati da quanto sono ormai antiquati? L’obsolescenza tecnologica li libererà?

Al Salone (3)

La carta e la non carta
Durante la presentazione di un libro per iPad (la riduzione a fumetti di Il cacciatore di aquiloni, edita da Piemme), hanno fatto vedere il booktrailer ma non l’applicazione. Alla fine una persona del pubblico ha condiviso la sua tavoletta Apple con chi ha voluto avvicinarsi a vedere. Per quel che ne capisco di graphic novel, mi è sembrato un lavoro ben riuscito.
Peccato che i presentatori stessi abbiano trattato l’uscita su iPad come un’anticipazione del libro “vero”, che sarà pubblicato in formato tradizionale quest’autunno. E che sia saltato fuori il profumo della carta, che non se ne può più (anche se è vero che il libro è un’esperienza sensoriale, e infatti se I Prelibri di Munari non costassero 125 euro li avrei comprati!).