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Blocco dello scrittore? Prova con le minacce

Write or Die è un’applicazione per PC e iPad che ci costringe a rimanere attaccati alla tastiera fino a quando non raggiungiamo una scadenza o un numero di parole che ci siamo prefissati.

Antidoto al blocco dello scrittore, se osiamo fermarci somministra punizioni che variano dalla discreta pop-up che ci ricorda il nostro dovere (modalità “Gentle”) alla progressiva disintegrazione delle parole che avevamo sullo schermo (modalità “Kamikaze”).

Feltrinelli App

Da lunedì sarà disponibile per il download gratuito l’app Android, iPhone e iPad delle librerie Feltrinelli: consultazione del catalogo, orari di apertura e percorsi per raggiungere i punti vendita, gestione del profilo dei clienti Carta Più e community con trame, recensioni e quant’altro.
(via digital.it)

App app and away (3)

Ripasso estivo: c’è il libro, poi c’è l’ebook, e poi c’è l’app. Tutto chiaro?

Un articolo ormai vecchiotto pubblicato su Publishers Weekly metteva a confronto l’approccio alle app di diverse grandi case editrici americane. Tra le altre cose, alcuni definivano “app” qualsiasi prodotto venduto nell’Apple App Store, mentre altri (l’AD di Sourcebooks, Dominique Raccah) trovavano la discriminante nell’interattività: “Se il lettore può fare qualcosa con il contenuto, allora è un’app”. Quindi un testo con un video incorporato rimane un semplice ebook, anche se tecnicamente è difficile realizzarlo in un formato che non sia app… o almeno così mi sembra di aver capito.

E visto che sulla narrativa per adulti è più difficile inventarsi qualcosa da far fare ai lettori, le app si sono orientate su libri per bambini, ricettari, saggistica, dizionari e guide (Lonely Planet a novembre 2010 aveva già 115 app, contro la dozzina-ventina della maggior parte degli altri editori citati).

Ma a me viene in mente Cerami, che in Consigli a un giovane scrittore la metteva così: “quanto più un linguaggio è tecnologicamente povero, tanto più prepotenti e articolati si fanno i processi evocativi”.

Dove i processi evocativi, si capisce, sono la cosa più bella che c’è del leggere.