Difficile

Andrea Romano via dall’Einaudi, Francesco Cataluccio via dalla Bollati Boringhieri. In questi primi mesi del 2009 l’editoria torinese è stata investita da un piccolo terremoto il cui epicentro si ritrova nella saggistica, un filone a cui entrambe le case editrici hanno affidato per anni il loro fascino e la loro credibilità culturale. Questi avvicendamenti appartengono ormai alla normalità di un mondo che ha perso tutti i suoi monumentali riferimenti del passato. Figure come quelle di Sergio Piccioni e Tristano Codignola per La Nuova Italia, Giulio Bollati e Alfredo Salsano per la Bollati Boringhieri, per non parlare di leader carismatici come Giulio Einaudi o Livio Garzanti, erano pilastri inamovibili che garantivano una continuità rassicurante per i collaboratori e anche per gli autori. Non è più così, da un pezzo, e lentamente ci si sta abituando a una sorta di permanente instabilità. Inoltre, le due vicende hanno risvolti personali e aziendali assolutamente specifici. […]

La storia è uscita dal bagaglio culturale dei politici e non c’è più quel «bisogno di storia» che fu all’origine del boom editoriale degli Anni 70. Non ci si percepisce più nella storia, non ci si percepisce più all’interno di quel circuito virtuoso tra passato, presente e futuro, in cui si studiava il passato per capire il presente e progettare il futuro.

Ora il passato è muto, il futuro spaventa, tutto è schiacciato su un presente abnorme, dilatato e siamo immersi in uno «spirito del tempo» segnato da un sapere appiattito sulla semplificazione, sul rifiuto della complessità, su una sorta di approccio usa e getta alla cultura che produce un senso comune affollato di stereotipi, per una conoscenza senza spessore, facile da consumare e dimenticare.

Ma se è così, dove trovare gli antidoti se non nella cultura stessa? Non sarà certamente la politica a fermare quella deriva, che anzi asseconda e coltiva in un esplicito gioco di «rispecchiamento». Con un po’ di coraggio e di orgoglio, uscendo dalla vecchia abitudine di scambiare i gusti dei politici con quelli del lettori, il mondo dell’editoria potrebbe invece riscoprire nella saggistica «pesante» una risorsa inaspettata, riproponendo un profilo alto del sapere e rispondendo – autonomamente – a una sollecitazione di impegno civile.

(da Tuttolibri de La Stampa, Il pensiero è sempre più leggero, di Giovanni De Luna, 14 marzo 2009)

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