Copyleft

I loro libri sono stati tradotti in tutte le lingue e per loro il copyright è un concetto archiviato da tempo: hanno già scelto il copyleft. Sono i Wu Ming, sono un collettivo di scrittori. […] Sul tema della fine del copyright risponde uno di loro, Wu Ming I. […]

“Noi pratichiamo forme ibride, “anfibie” come il copyleft e le Creative Commons, nate per conciliare libertà di riproduzione e remunerazione dell’artista. In queste forme, spetta all’artista decidere se porre limiti, e quali, alla libera riproduzione della sua opera. Noi abbiamo una dicitura presente sui libri di Blissett/Wu Ming a partire da Q: ‘Si consente la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta’”.

(da la Repubblica, “Ma il copyleft aumenta le vendite”, di Irene Maria Scalise, 11 marzo 2009, p. 31)

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