Chiude “Portfolio”

La crisi colpisce anche Condé Nast, potentissima casa editrice multinazionale controllata dalla famiglia Newhouse, leader mondiale dell’editoria superpatinata. I primi segnali in febbraio, quando ha cessato le pubblicazioni dopo soli due anni l’edizione tedesca di “Vanity Fair”.

Ora la scure si abbatte anche nel quartier generale americano, dove il gruppo si trova costretto a chiudere “Portfolio”, magazine maschile hi-end dedicato a manager di alto livello, per il cui lancio erano stati investiti oltre 100-150 milioni di dollari in due anni.

La decisione è stata presa a causa del crollo dell’advertising del luxury, che nel primo trimestre dell’anno ha determinato un crollo del 60,9% delle pagine pubblicitarie, contro una diminuzione media del settore del 25,9%. […] Il calo si è sentito anche su altre importante testate Condé Nast: -28,4% per “Vogue”, -32,6% per “Vanity Fair”, -35,7% per il “New Yorker” e -57,2% per “Wired”.

Citando Martin Walker, analista del settore, il Ft riferisce che l’editore S.I. Newhouse non transige: nessuno sconto sul prezzo della pubblicità, a costo di sacrificare qualche testata. Certo, in Italia la strategia non è la stessa, e non solo per Condé Nast…

(da Affaritaliani.it, Scricchiola la potente multinazionale dell’editoria patinata, 28 aprile 2009)

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