Un libro è una scatola di fagioli?

Una volta in Inghilterra ho seguito un seminario dall’intrigante titolo “Un libro è una scatola di fagioli?”. Cioè: è un prodotto, no? si produce, si vende, si usa. O è qualcosa di più, che va difeso, agevolato, rispettato, salvato?

Un libro ha sempre qualcosa di più. Infatti un mio amico mi ha dovuta chiamare da Venezia quando, su un traghetto affollato, ha visto prima una bambina leggere Harry Potter (che carina, nonostante la confusione legge) e poi la suddetta bambina strappare la copertina per farsi aria (orrore! raccapriccio!).

Personalmente credo che chi dice di essere affezionato all’odore dell’inchiostro e tiene i libri in una teca sia un feticista incapace di amare davvero l’oggetto del proprio desiderio. Sui contenuti, sulle linee editoriali, il dibattito è un po’ più complicato: una casa editrice deve fare affari? deve fare cultura? deve riuscire a fare tutti e due?

Non credo che ne verremo mai a capo. Bello, no?

[inspired by La parrucca di Mozart di Lorenzo Cherubini e il declino di Einaudi, post di andrea del 5 giugno 2009 e commenti a seguire]

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Una risposta a “Un libro è una scatola di fagioli?

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