Salone (23 maggio)

Ieri mattina il presidente dell’AIE Polillo e il presidente del Centro per il Libro e per la Lettura Ferrari hanno presentato una nuova iniziativa per promuovere la lettura. Su questo sito ci sono ulteriori informazioni sul programma e, soprattutto, sulla campagna mediatica messa in pista per rendere il 23 maggio una giornata speciale in cui promuovere il libro.
Il claim “vagamente ricattatorio”, ha scherzato Ferrari, dovrebbe “rendere il libro più vicino alle cose che sono più importanti per noi, ovvero gli affetti”.

Ormai lo sapete: approvo qualsiasi attività, iniziativa, evento o trend che possa far abituare gli italiani a leggere (inclusi Moccia, gli e-book, e i mini libri che ho visto ieri al Salone, presso uno stand letteralmente preso d’assalto). Quindi, evviva anche il 23 maggio.

Però sono anche molto d’accordo con:
1. Sergio Auricchio, editore di Leggere:Tutti, che ieri mattina alla conferenza ha chiesto perché era stato scelto il 23 maggio quando esiste già una Giornata Internazionale del Libro il 23 aprile (risposta: il Centro per il Libro e per la Lettura è nato a febbraio, non avrebbero fatto in tempo)
2. Francesco Maria Giro, sottosegretario per i Beni e le Attività culturali, che ha chiuso il suo intervento con un brillante “auguriamoci che il claim diventi Se mi vuoi bene, il 23 maggio regalami un libro da leggere” (applausi)

E sono molto meno d’accordo con Paolo Pisanti, presidente dell’Associazione Italiana Librai, che ha detto “Non perdiamo l’occasione di fare una festa che sia una festa del libro e non una festa dello sconto”.
Perché, se vogliamo davvero invertire la piramide delle abitudini di lettura (cioè arrivare ad avere lo 0,4% di italiani che non leggono niente e il 55% che legge oltre 20 libri l’anno), secondo me dobbiamo renderci conto che il libro un po’ è sacra cultura e un po’ è una scatola di fagioli: quando c’è l’offerta, si fa scorta.

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