American marketing

Gli americani avranno tanti difetti, ma la mancanza di iniziativa non sanno cosa sia.


Il 1 marzo 2010 cinque dei maggiori gruppi editoriali nel settore periodici USA – Condé Nast, Hearst Magazines, Meredith Corporation, Time Inc. e Wenner Media – hanno lanciato la campagna “Magazines, the power of print” per promuovere la forza delle riviste come mezzo di comunicazione e sottolineare la loro dedizione al consumatore.
Qui potete sentire cos’hanno da dire i padrini della campagna (soprattutto sulla questione tecnologia vs. stampa).
E qui sotto la doppia, pp. 156-157 di InStyle di giugno, che lunedì mattina in tram mi ha dato la sveglia.

La scritta dice (intervallata da testate al posto di alcune parole): In these wired times of ours, you might think that people don’t read magazines. That the overwhelming allure of the online world has swept them right out of vogue. But it’s not true at all. From seventeen through their sunset years, folks are reading magazines more than they were just a few years ago. Sure, there’s a fortune being spent online. But there’s also a lot of money being spent on magazines, with nearly 300 million paid subscriptions.

Come se non bastasse, a p. 240, vedo la pubblicità di Maghound.

Un servizio che permette di abbonarsi ad almeno 3 riviste sulle 321 proposte (da Christianity Today a Vogue, mi sembra ci sia tutto), con la possibilità di risparmiare, gestire tutto insieme online e, soprattutto, cambiare in corsa una testata per un’altra quando si vuole. I’m impressed.

Annunci

I commenti sono chiusi.