Anche i libri erano ritenuti preziosi

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, prima che gli Alleati si rendessero conto di nulla, a Berlino…

I russi non misero le mani soltanto sui capolavori artistici, si impadronirono anche di documenti e manoscritti preziosi nonché di interi archivi.[…] Nessuno conosce esattamente la cifra: soltanto con le informazioni sull’industria missilistica tedesca i sovietici riempirono trenta carrozze ferroviarie. Anche i libri erano ritenuti preziosi, tanto che nel giugno del 1945 arrivarono a Berlino alcuni funzionari della biblioteca Lenin per seguire le operazioni. Vladimir Semenov selezionò personalmente i volumi e i documenti della biblioteca del ministero degli Esteri. All’imballaggio e alla spedizione provvide il dipartimento educativo della SMAD, ma era un compito immane, tanto che in dicembre fu necessario chiedere aiuto a Mosca. I sovietici svuotarono venticinque biblioteche. Si ritiene che la squadra speciale della SMAD addetta alla cernita, chiamata “Fabbrica A-Z”, abbia prelevato un milione di volumi, un altro milione lo avrebbe preso il Rudomino del Sovnarkom, un altro ancora l’Accademia delle scienze, un milione altri gruppi governativi, 2 milioni la SMAD e circa un milione vari specialisti, tra cui i rappresentanti delle biblioteche medico-scientifiche. Berlino perse in totale circa 7 milioni di libri.

(da Berlino, di Alexandra Richie, Mondadori 1998, traduzione di Carla Lazzari, pp.653-654)

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