Faites vos jeux, messieurs

l’editoria italiana è un serraglio di servi del padrone di arcore o di radical-chic della sinistra cocainomane
(commento di Drugo Lebowsky all’intervista pubblicata da il Fatto Quotidiano, Melissa P: Papà Fazi mi ha fregato, di Luca Talese, 5 gennaio 2011)

Capisco: il conflitto d’interessi politico-economici è una strada a doppio senso. Però mi sento di dire che:
1. Per decine di editori come Scritturapura o Il Maestrale, le cose non stanno proprio così.
2. Questo blog si basa sull’idea che anche l’editoria ha le sue competenze professionali, le sue fusioni e acquisizioni, i suoi prezzi di copertina. Come il design, sta a cavallo tra cultura e industria. Non è giusto che il settore sia svilito e ridotto a chi sono gli amici e a da che parte sta il governo.

E poi: sì, Melissa P. mi incuriosisce (primo o poi qualcosa leggerò). L’intervista mi è piaciuta, la piega che hanno preso i commenti un po’ meno: tutti a litigare sul valore letterario/sociale/femminista di Cento colpi di spazzola. Nessuno che dica che una ragazzina che vende un libro dovrebbe, magari, trovarsi un agente. Dovrebbe, magari, avere un commercialista diverso dal suo editore. Dovrebbe magari evitare di acquistare una casa da 600mila euro e, soprattutto, dovrebbe venderla se non riesce a pagarsi il mutuo, invece di lagnarsi. La simpatia di chi ha le mani bucate, in questo periodo di crisi, no.

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