Archivi del mese: novembre 2011

Il modo bibliofilo di fare un annuncio

Si capisce molto di una persona dai suoi libri: penso sia per questo che molti blogger e giornalisti ci aggiornano sulle loro ultime conquiste editoriali – da Nick Hornby alla Littizzetto, tutti a dirci cos’hanno letto e cosa stanno leggendo. Oggi vi faccio l’elenco dei titoli che sono passati sul mio comodino negli ultimi 3-4 mesi, che spero spiegherà certe recenti lentezze e pigrizie ma soprattutto le future, probabili, spero-temporanee assenze:

  • Bebè a costo zero, di Giorgio Cozza, Il leone verde. Ottimo e fricchettone.
  • Sono qui con te, di Elena Balsamo, Il leone verde. Perfetto per capire che non sono un canguro.
  • Che cosa aspettarsi quando si aspetta, di Heidi E. Murkoff e Sharon Mazel, Sperling & Kupfer. Il titolo dovrebbe essere “Per cosa preoccuparsi quando non ci si sta preoccupando abbastanza”.
  • Il primo anno di vita per negati, di James Gaylord e Michelle Hagen, Mondadori. Superficiale, ironico, che considerando quanto ci vanno giù pesante gli autori “seri” non è male.
  • Tutte le mamme hanno il latte, di Paola Negri, Il leone verde. Polemica politica: sì. Storia culturale: sì. Complottismo: sì. Metodi e consigli pratici su come fare: pochi/niente.
  • Venire al mondo e dare alla luce, di Verena Schmid, Urra edizioni. Che trip.
  • Piccoli tiranni (non) crescono, di Aldo Naouri, Codice edizioni. I casi riportati sono talmente assurdi da essere di conforto perché, be’, noi non ci ridurremo mai così.
  • Ehi, sto crescendo, di Hetty van de Rijt e Frans Plooij, BUR biblioteca universale. Ancora da leggere: ehi, un passo per volta.
  • Manuale del parto attivo, di Janet Balaskas, Edzioni Red! Poca new age e, soprattutto, niente foto trucide sul parto: solo disegni al tratto. Di mamme che, comicamente, sfornano i loro figli senza nemmeno togliersi il pigiama.
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Mai più introvabili con Gli introvabili

Giulio Passerini, ufficio stampa di Edizioni e/o ormai da qualche mese, ha quell’entusiasmo giovane, quella presenza costante sui social, quella capacità di ricevere informazioni e subito farle rimbalzare su tutti i canali possibili che io – torinese, lenta e precisetta, più grande anche se di poco, e spesso presa da altro – un po’, a volte, gli invidio.

Questo per spiegare perché scrivo questo post dopo che è già passata una settimana da quando Giulio mi ha fatto conoscere Gli introvabili: un nuovo esperimento di Edizioni e/o, che ri-pubblica in formato digitale (e solo in formato digitale) una serie di titoli ormai fuori catalogo ma ancora richiesti dai lettori. A un prezzo più che popolare (1,99 euro). Senza DRM, con un atto di fiducia meraviglioso.

In sostanza: una di quelle cose davvero utili che, abbiamo sempre sentito dire, si possono fare con gli ebook. Niente di sconvolgente dal punto di vista tecnologico: niente ipertesto, immagini animate o chissà che altro, ma storie disponibili per sempre, a poco, per tutti. Mai più libri introvabili con Gli introvabili;)

Storytelling e fragilità

Il libro, come tecnologia, non è niente di che: “It was venerable. It was ubiquitous. But it was a little bit boring.”

La TED Talk del giovane Joe Sabia sulle tecnologie dello storytelling è un bell’esercizio di public speaking: divertente, interattiva, breve (ce ne fossero). Non è di quei discorsi che cambiano la vita ma rende onore al padre dei libri pop-up, Lothar Meggendorfer, al quale la Movable Book Society ha dedicato un premio per l’eccellenza nell’ingegneria della carta.

All’inizio dei libri che illustrava, Meggendorfer inseriva una poesia per chiedere ai bambini di avere cura nell’azionare i meccanismi complicatissimi che aveva realizzato.
Adesso che ci penso anche un iPad va maneggiato con cura.
Che storytelling e fragilità siano inscindibili?

Now Children, dear, pray come with me
And see some comic sights,
You all will laugh with mirth and glee,
Or should do so by rights.

When you to them your hand apply
These figures dance and caper
“‘Tis really hard” I hear you cry
“To think them only paper.”

The men and creatures here you find
Are lively and amusing,
Your fingers must be slow and kind
And treat them well while using.

But more of them we must not tell,
The pictures would be jealous,
So turn the leaves and use them well
And don’t be over zealous.

Countdown!

Il centro di Torino è punteggiato di “Gesù sta arrivando” che, da qualche mese, si sono fatti multilingue. Forse il messaggio è che siamo una nuova Babele, o forse qualcuno avrebbe bisogno di ripassare un po’ il suo inglese 😉

Compagni di viaggio

Ci sono libri anche insignificanti che però leggi al momento giusto o per qualche motivo ti rimangono dentro. Personaggi che ti saltano in mente quando meno te lo aspetti e ti tengono compagnia. Spiace quasi non poterli chiamare per raccontargli cosa ti è successo.

Questa mattina avevo una visita medica. Dottoressa mai vista e che mai rivedrò, asiatica, di quelle donne tutte verticali con gli occhi in giù, la bocca in giù, i capelli dritti, il camice liscio, neanche una curva figurati un sorriso.
Nella mia testa la madre di Bridget Jones è saltata su apposta per dire: “Giapponese, razza crudele“. Che, pur non avendo io niente contro i giapponesi, mi ha fatto ridere 🙂

Rivoluzioni

Il problema dello spazio è diventato tale che mio marito oggi ha proposto di comprarci due e-reader e far fuori tutto, libri e librerie. Ha subito ritrattato.

Come nascono i libri?

via @sarahlapolla

Sometimes when an agent and editor love each other very much, they have lunch. And that’s how books are made.

(A volte, se un agente e un editor si amano davvero molto, escono a pranzo insieme. Ed è così che nascono i libri.)