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Quando ho iniziato a scrivere …you’ll love publishing, avevo voglia di parlare delle professioni e del lato “hard business” dell’editoria. Perché i libri sono un prodotto industriale e creativo allo stesso tempo – ed è questo che mi ha sempre attirata – ma di solito ci ritroviamo a parlare di autori, stile, trame, copertine. Molti pensano che il lavoro in editoria sia poetico e intellettuale. Lo è, ma ci sono anche budget, pallet, tecnologia (che fa rima con tablet). Spesso mi dicono “Che bello, lavorare con i libri”. E’ vero, ma è pur sempre un lavoro.

Nel tempo il blog ha virato verso il fenomeno “editoria digitale”; ho dato spazio a qualche bibliofilo che i libri li trasforma, ritaglia, mette via, mette in mostra; mi sono molto appassionata al problema della scarsa abitudine alla lettura degli italiani; ho riso dei refusi su insegne, packaging, cartelli. Una delle cose che mi ha dato più soddisfazione sono state le collaborazioni, per la possibilità di conoscere qualcuno o riprendere dei contatti almeno per lo spazio di un post. Devo un grazie soprattutto a FN, r e Clizia.

Nessuno mi ha mai chiesto che immagine ho scelto per la testata e perché: sono scarpe, mie, consumate e rotte. Ho cambiato l’immagine due o tre volte in quattro anni e mezzo. La settimana scorsa ho buttato un paio di ballerine che poverine non ce la facevano più, e ho dimenticato di fare una foto. Così ho capito che io sto andando avanti, ma che …you’ll love publishing non mi sta più dietro.

Chiudo. Un po’ mi dispiace ma mi piace fare le cose per bene fino alla fine. Per quello che mi capiterà di segnalare basterà Twitter (@michellenebiolo), per chi vorrà ancora seguirmi lì.

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Il più grande libro della buonanotte

Yukuke+Suzuki-Childs+Play_SnOOp

Yusuke Suzuki, fotografo giapponese, ha inventato un libro tra le cui pagine ci si può addomentare.
(foto via Snoop)

Yusuke+Suzuki-SnOOp

Non giudicare mai un libro dalla copertina

“Non giudicare mai un libro dalla copertina” è una cavolata bella e buona. La qualità di un libro dipende anche da come è stato confezionato, e le sensazioni che dà dipendono anche da quella prima impressione.

7206556C’è persino chi si affeziona a un libro di favole per il soldatino d’argento serigrafato davanti, che la ipnotizza ogni sera mentre la mamma legge e che vent’anni dopo la accompagna fino a Oxford.
Non parlo di me (che ossessionavo mia nonna con una storia di refurtiva nascosta nel cibo per i gatti, parte di una raccolta che prima o poi vado a recuperare a casa dei miei) ma di Clizia, che questo mese finisce il master in editoria e che – complice la passione per la fotografia – spesso si ricorda di un libro più per la copertina che per la storia che c’è dentro.

Nei prossimi mesi Clizia scriverà per il blog una serie dedicata a tutto ciò quello che già c’è di un libro prima che lo apriamo. Cominciamo domani!

Cos’è un libro?

“A book is like a very very long tweet.”
– Craig Ferguson (presentando il libro di Tina Fey, Bossy Pants, su The Late Late Show lo scorso aprile).

Buon Natale a tutti!

buon natale

via I waste so much time.

I like big books

big books

Questo poster è in vendita su Etsy (cliccate sopra per andare alla pagina con i dettagli). Delicati colori vintage, grafica compostissima, e un esilarante riferimento a una delle canzoni più divertenti degli anni Ottanta.

Le figure dei libri

Il ricco blog di Anna Castagnoli, autrice e illustratrice, inziava nel 2008 così:

I libri “con le figure” sono destinati ai bambini perché più facili da comprendere, meno noiosi, più allegri o perché i bambini sono rimasti  gli unici fruitori ancora capaci di capire a volo che cosa è l’arte?
(Le figure dei libri, 8 gennaio 2008)

Nel nostro caso (età: quasi 1 anno), le figure sono necessarie perché mentre il bambino gira le pagine – avanti, indietro, al contrario, dal basso verso l’alto, e sempre più in fretta – l’adulto deve a colpo d’occhio individuare l’animale della fattoria rappresentato e abbozzare il verso corretto.

Qualcuno sa che verso fa il pavone?