Archivi categoria: Libri di mondo

Ultimo post

Quando ho iniziato a scrivere …you’ll love publishing, avevo voglia di parlare delle professioni e del lato “hard business” dell’editoria. Perché i libri sono un prodotto industriale e creativo allo stesso tempo – ed è questo che mi ha sempre attirata – ma di solito ci ritroviamo a parlare di autori, stile, trame, copertine. Molti pensano che il lavoro in editoria sia poetico e intellettuale. Lo è, ma ci sono anche budget, pallet, tecnologia (che fa rima con tablet). Spesso mi dicono “Che bello, lavorare con i libri”. E’ vero, ma è pur sempre un lavoro.

Nel tempo il blog ha virato verso il fenomeno “editoria digitale”; ho dato spazio a qualche bibliofilo che i libri li trasforma, ritaglia, mette via, mette in mostra; mi sono molto appassionata al problema della scarsa abitudine alla lettura degli italiani; ho riso dei refusi su insegne, packaging, cartelli. Una delle cose che mi ha dato più soddisfazione sono state le collaborazioni, per la possibilità di conoscere qualcuno o riprendere dei contatti almeno per lo spazio di un post. Devo un grazie soprattutto a FN, r e Clizia.

Nessuno mi ha mai chiesto che immagine ho scelto per la testata e perché: sono scarpe, mie, consumate e rotte. Ho cambiato l’immagine due o tre volte in quattro anni e mezzo. La settimana scorsa ho buttato un paio di ballerine che poverine non ce la facevano più, e ho dimenticato di fare una foto. Così ho capito che io sto andando avanti, ma che …you’ll love publishing non mi sta più dietro.

Chiudo. Un po’ mi dispiace ma mi piace fare le cose per bene fino alla fine. Per quello che mi capiterà di segnalare basterà Twitter (@michellenebiolo), per chi vorrà ancora seguirmi lì.

Libri di mondo – 2

Seconda puntata della serie… ci vorrà un po’ prima della terza, ma visto che sparisco per 20 giorni di viaggio, ci tenevo a lasciare un post sostanzioso per Natale. Buone feste!

Scaricabile anche in pdf.

Marie Halkjær: fondatrice di Clockwise, Copenaghen, Danimarca

Clockwise letteralmente significa “senso orario”, ma l’aggettivo “wise” richiama anche la saggezza e la consapevolezza necessarie a progettare un libro e organizzare il proprio tempo. Perché una casa editrice è un’avventura, sì, ma è anche lavoro e preparazione. Fare l’editore non è un sogno; è una professione.

La fondatrice di Clockwise si chiama Marie Halkjær, classe 1982: ha un master post-laurea in editoria preso all’università Brookes di Oxford e uno in storia preso all’università di Aarhus, in Danimarca. È troppo giovane per avere esperienza, per essere “wise”, direte voi, ma quando la preparazione accademica vale davvero qualcosa non è detto che chi ha appena smesso di fare lo studente non abbia nulla da insegnare.

Marie, infatti, ha anche una società di consulenza editoriale che si chiama Book Invention. Per ora si divide equamente tra i due progetti, ma dalla prossima primavera prevede di dare più spazio a Clockwise, il suo “parco giochi”, come lo definisce lei.

Clockwise, racconta, “fa libri di lifestyle, cioè saggistica che può aiutare il lettore ad affrontare carriera, figli, relazioni sentimentali, salute, hobby e sport. Cerco di aggiungere un po’ di ‘stravaganza’ ai miei libri, nel formato o nel contenuto. Lo Sports Book che ho realizzato in coedizione con Dorling Kindersley, ad esempio, ha una copertina di astroturf”.

Nemmeno una cover in finto prato basta a vendere, però. Per Marie è fondamentale che i suoi autori arrivino in radio, TV, su quotidiani e riviste. “Visibilità, visibilità, visibilità” sembra essere il suo mantra; del resto, anche i suoi concorrenti (Pretty Ink, Politiken e Lindhardt & Ringhoff) adottano un marketing mix ad alta concentrazione di pubblicità e apparizioni sui media.

Rispetto al Regno Unito, in Danimarca è abbastanza facile mettersi in contatto con la stampa, ma per ottenere visibilità è necessario avere un’idea davvero forte. La difficoltà maggiore, comunque, rimane convincere i librai ad accettare i titoli di piccoli editori poco noti, nonostante i due maggiori distributori del paese accolgano abbastanza facilmente nuovi clienti. Infine bisogna convincere all’acquisto il pubblico, che non si fida tanto del marchio di una casa editrice quanto del consiglio di un buon amico o di una recensione.

Uno dei bestseller danesi più recenti è Jæger (‘Cacciatore’), che si dice contenga informazioni militari sensibili: unite i tentativi di bloccarne l’uscita, il fatto che nonostante tutto sia stato pubblicato – in allegato a un quotidiano –, le dimissioni di alcuni militari… e avrete uno scandalo che vale (per l’editore People’s Press) migliaia e migliaia di copie.

A Marie, però, più degli scandali interessa la qualità. Se potesse trasformare Clockwise in un’altra casa editrice, infatti, non pensa alla People’s Press ma ad altre realtà editoriali piccole e innovative come la sua: “Mi ispiro molto a come Roni Jay e suo marito hanno dato vita alla White Ladder Press (UK), che è stata acquistata dalla Crimson qualche tempo fa. A livello di stile, adoro i libri di Gestalten: sono prodotti di ottima qualità. E dal punto di vista della tecnologia cerco di seguire gli enormi passi avanti di O’Reilly”.

Con obiettivi e concorrenza ben chiari in mente, Marie è l’unica a lavorare a tempo pieno per Clockwise. Suo padre, co-proprietario, si occupa solo della gestione finanziaria. Sono sue le idee per i nuovi titoli, che sottopone al comitato editoriale che riunisce ogni 3-4 mesi. Una volta trovato l’autore (“Qualcuno che sia un esperto sull’argomento e che sappia scrivere… la ricerca può richiedere molto tempo”) dice la sua sul testo mano a mano che vengono scritti i capitoli (“È più facile intervenire in questa fase che non quando il manoscritto è completo”); inoltre si occupa dell’editing, prima di passare tutto a un impaginatore e a un correttore bozze freelance. Dopo la stampa, i libri vengono stoccati in un magazzino per 3-4 settimane prima della pubblicazione: è il momento di contattare i media (“Le riviste con tempi più lunghi, ovviamente, le chiamo in anticipo”) per iniziare quelle PR che “non si fermano mai davvero finché il libro è in catalogo”. Un altro freelance le viene in aiuto per le vendite: un agente che visita i librai due volte l’anno per proporre i libri di Clockwise.

Per chiudere, due curiosità: Marie non ha un ufficio, ma affitta una scrivania presso Lynfabrikken, che ospita altre 23 piccole aziende creative. E va alla London Book Fair tutti gli anni. Perché non si smette mai di imparare.

Libri di mondo – 1

Il post di oggi inaugura una serie di articoli-profili sulle persone che lavorano in editoria, in tutto il mondo.

Scaricabile anche in pdf.

Nina Schipper: commissioning editor per Editora Paz e Terra, San Paolo, Brasile

Editora Paz e Terra è una casa editrice indipendente di San Paolo che, fondata negli anni ’60 per lottare contro la dittatura militare in Brasile, si trova negli anni 2000 a lottare contro un mercato sempre più polarizzato e aggressivo. Un mercato dove pochi grandi editori – dedicati alla narrativa (Companhia das Letras, Nova Fronteira, Cosac e Naify), alla saggistica (Martins Fontes) o alla scolastica (Atica, Moderna) – hanno le famose risorse umane e finanziarie per aggiudicarsi i titoli e le vetrine migliori, lasciando ai piccoli solo le briciole. Che briciole, però! Paz e Terra ha pubblicato una ventina di libri di Hobsbawm, O futuro de democracia e altre quattro opere di Norberto Bobbio, un po’ di Gilles Deleuze, un po’ di Michel Foucault e un po’ di Manuel Castells. “Ristampiamo in continuazione i grandi autori internazionali che abbiamo pubblicato in Brasile”, dice la commissioning editor Nina Schipper, “ma il nostro best-seller è il pedagogista Paulo Freire, che negli anni ’70 scrisse, tra gli altri, Pedagogia da Autonomia e Pedagogia do Oprimido”. Grazie a queste… gemme, più che briciole, e a colpi di 3.000 copie di tiratura media (per 2.000 vendute l’anno, per titolo), Paz e Terra ha “gradualmente conquistato il sostegno di molti dei più brillanti intellettuali del paese, insieme ai quali ha difeso la libertà di pensiero e il diritto al dialogo”, come recita il sobrio sito aziendale (www.pazeterra.com.br).

Com’è, vista da dentro, Paz e Terra? Non molto diversa dalle piccole case editrici italiane. Nina ci lavora da un anno e mezzo e ci è arrivata tramite conoscenze, o meglio “Networking!”, come dice lei: presentata all’editore da un amico comune, aveva collaborato per una delle sue riviste prima di passare al suo attuale ruolo. “Credo sia una cosa molto comune in editoria, e forse lo è anche di più in Brasile”, dice. Altro meccanismo comune a molti paesi e settori: quando il team si restringe, le competenze si estendono. “Lavoro a stretto contatto con il mio direttore, Marcus Gasparin, e con un consulente editoriale che mi segnala i libri che potrebbero essere interessanti per la nostra linea editoriale. In realtà, visto che Paz e Terra è una piccola società con un piccolo team, il mio lavoro comprende anche compiti legati a produzione e diritti: commissiono e controllo le traduzioni, a volte correggo le bozze, mi tengo in contatto con gli agenti letterari e gli editori stranieri. Aggiorno costantemente il calendario delle scadenze e invio tantissime e-mail… Leggo anche i manoscritti che arrivano. E mi occupo di qualche piccola attività come inviare i contratti e sollecitare i pagamenti”. Flessibilità, insomma, ma anche tanta passione: Nina ha quasi 37 anni e lavora in editoria da 13, e prevede di non lasciarla mai: “Magari passerò alla traduzione o all’editing, come freelance, quando sarò più vecchia”.

Per il momento, ecco come vede la situazione in Brasile: la pirateria comprime il settore accademico e le nuove tecnologie per l’editoria sono ancora in fase di lenta implementazione, ma il problema più grave è la debolezza della domanda. Oggi ci sono vari gruppi internazionali, soprattutto portoghesi e spagnoli, interessati a investire nel mercato brasiliano. Ma l’analfabetismo è ancora un problema preoccupante, e in media non leggiamo tanti libri come ad esempio nel Regno Unito: non c’è una forte abitudine a leggere. Le fiere librarie e le politiche del governo cercano di migliorare la situazione, ma finora non si sono dimostrate molto efficaci.”

www.pazeterra.com.br

http://twitter.com/pazeterra