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Quando ho iniziato a scrivere …you’ll love publishing, avevo voglia di parlare delle professioni e del lato “hard business” dell’editoria. Perché i libri sono un prodotto industriale e creativo allo stesso tempo – ed è questo che mi ha sempre attirata – ma di solito ci ritroviamo a parlare di autori, stile, trame, copertine. Molti pensano che il lavoro in editoria sia poetico e intellettuale. Lo è, ma ci sono anche budget, pallet, tecnologia (che fa rima con tablet). Spesso mi dicono “Che bello, lavorare con i libri”. E’ vero, ma è pur sempre un lavoro.

Nel tempo il blog ha virato verso il fenomeno “editoria digitale”; ho dato spazio a qualche bibliofilo che i libri li trasforma, ritaglia, mette via, mette in mostra; mi sono molto appassionata al problema della scarsa abitudine alla lettura degli italiani; ho riso dei refusi su insegne, packaging, cartelli. Una delle cose che mi ha dato più soddisfazione sono state le collaborazioni, per la possibilità di conoscere qualcuno o riprendere dei contatti almeno per lo spazio di un post. Devo un grazie soprattutto a FN, r e Clizia.

Nessuno mi ha mai chiesto che immagine ho scelto per la testata e perché: sono scarpe, mie, consumate e rotte. Ho cambiato l’immagine due o tre volte in quattro anni e mezzo. La settimana scorsa ho buttato un paio di ballerine che poverine non ce la facevano più, e ho dimenticato di fare una foto. Così ho capito che io sto andando avanti, ma che …you’ll love publishing non mi sta più dietro.

Chiudo. Un po’ mi dispiace ma mi piace fare le cose per bene fino alla fine. Per quello che mi capiterà di segnalare basterà Twitter (@michellenebiolo), per chi vorrà ancora seguirmi lì.

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Dica 30.000

L’Asl di Mirano ha pagato quasi 30.000 euro per far tradurre il testo del Patient protection and affordable act, con cui Obama ha riformato la sanità americana, alla Società cooperativa Eurostreet di Biella. La polemica sulla necessità e legittimità di una spesa tale in questo momento di crisi mi sembra giustificata, ma ho fatto due conti.

Immagine 1

Ho trovato il testo integrale della legge. Copiato e incollato tutto su word, sono quasi 2,5 milioni di battute spazi inclusi. Considerando una generosa cartella da 2.000, per arrivare a 30.000 euro bastano 24-25 euro a cartella. Che per un testo tecnico-legale è più che lecito.

Inchiesta sulle tariffe per le traduzioni in diritto d’autore

A fine aprile Biblit ha pubblicato online la sua Inchiesta sulle tariffe per le traduzioni in diritto d’autore.

Estraggo qualche dato:
– Le opere tradotte sono “ormai stabilmente al di sotto del 20%”, cioè almeno 4 su 5 libri pubblicati in Italia sono scritti da italiani (p.6).
– “In genere chi paga meglio sono gli articoli per la stampa, mentre i compensi più bassi sono associati alla letteratura per bambini e ragazzi” (p.9).
– “…per tradurre una cartella da 2000 battute di media difficoltà, incluso il tempo per la revisione e la rilettura […] La maggior parte dei partecipanti all’indagine ha dichiarato di impiegare dai 45 ai 60 minuti” (p.11).
– “La maggior parte del campione (89%) riceve un pagamento unico a determinati giorni dalla consegna. Per il 51% dei traduttori il termine è fissato in 60 giorni dalla consegna, ma i tempi di pagamento vengono rispettati solo in un caso su tre” (p.14).
– Tra le “misure che potrebbero contribuire a migliorare le tariffe”, la n.1 è “Tariffario di riferimento con minimi di compenso” (73,3%) e la n.6 è “Accesso regolamentato alla professione” (34,1%).

L’idea di un albo dei traduttori e/o di un tariffario minimo non è nuova. E’ vero che vivere di traduzioni (soprattutto letterarie, che vengono pagate più spesso in diritto d’autore) è quasi impossibile, e che parte del problema è che chiunque si può mettere a tradurre.

Io mi cruccio quando vedo una traduzione fatta da un non-madrelingua, perché non ne ho mai vista una fatta davvero bene. Ma probabilmente chi ha studiato traduzione – e magari preso persino una laurea – si arrabbia se capisce che io lavoro perché sono bilingue, ma laureata in economia. Per questo regolamentare l’accesso alla professione mi sembra poco sensato.

Il problema delle tariffe è che chi lavora male si fa pagare poco, e il cliente è contento così.