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Suspense

E’ che forse sono l’unica che si legge i colophon, perché ogni tanto sono buffi.
Oppure è che gli editori si rendono conto che nessuno mai farà richiesta per riprodurre una parte di un libro?

“La Sperling & Kupfer Editori S.p.A. potrà concedere a pagamento l’autorizzazione a riprodurre una porzione non superiore a un quindicesimo del presente volume. Le richieste vanno inoltrate all’Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle”

ps Sì, sto leggendo “Come crescere un bambino ottimista”.

Tolkien: ironie e coincidenze

Pare che C.S. Lewis avesse nominato Tolkien per il Nobel nel 1961, e pare che la commissione non fosse affatto convinta del valore letterario del Signore degli Anelli.

Povero Tolkien? Non direi. Quell’anno vinse Ivo Andrić, che a differenza del nostro J.R.R. non credo abbia mai avuto conflitti interiori legati al proprio status di scrittore di culto. (Tolkien all’inizio era entusiasta del proprio successo di pubblico, poi iniziò a fare il divo).

E ora una nota personale. Tanto tempo fa andai a un colloquio in autobus, fuori Oxford. Mi capitava ancora molto spesso di arrivare con ampio anticipo ovunque dovessi andare, e di andare a farmi due passi nell’attesa. Mi capitava anche spesso che se c’era un cimitero nei paraggi mi ci facevo un giro, perché io ci tengo che si sappia che I sepolcri li ho capiti bene. Insomma, per farla breve, sono finita a Wolvercote Cemetery e ho visto la tomba di Tolkien per caso.

Poi sono andata al colloquio e non mi hanno presa, ma magari finisce come la storia del suo Nobel.

Una collana di spirito

O forse sotto spirito, considerando che – dice Michael Reynolds di Europa Editions – i coniugi Ferri ed Alice Sebold se la sono inventati, a San Francisco, tra un cocktail e l’altro.

Il primo titolo di Tonga Books, You Deserve Nothing di Alexander Maksik, è stato pubblicato a settembre (in italiano lo trovate con il titolo Non ti meriti nulla, che tra l’altro è perfetto se dovete per forza fare un regalo che non volevate fare).

I ferri dell’editoria

Valeva la pena già solo per il gioco di parole nel titolo, che Sandro Ferri di edizioni e/o publicasse un libro sul proprio lavoro. Potete leggerlo a puntate via blog, da una decina di giorni potete acquistare l’ebook, e fra poco potrete anche mettere le mani sulla versione cartacea.

“I ferri dell’editore” è un dietro le quinte appena accennato, con molte riflessioni e pochi aneddoti (purtroppo), da cui però emerge il ritratto della casa editrice che all’inizio era solo una “stanza editrice”, testarda e artigianale, che è nata guardando a Est e ora ha una sorella a New York – senza che ci sia alcun conflitto tra le due cose.
Del resto… voi lo sapevate tutti che la “e/o” del nome non è la congiunzione indecisa del brutto burocratese ma l’abbreviazione di Est/Ovest?

Qualche assaggio:
Sul conflitto tra interiore in chi è cresciuto a classici e si ritrova ad apprezzare la letteratura d’evasione (ho letto annuendo dall’inizio alla fine):

Cosa stiamo diventando? Cos’è oggi un’intelligenza, distratta dalla tempesta di e-mail, sollecitata da immagini e suoni che si susseguono a ritmo folle, smarrita nella ricerca di mete sfuggenti e di significati non essenziali? Chiedo ai classici di aiutarmi, ma è raro ormai che riusciamo a intenderci.

Sul lavoro del redattore (mi stavo inalberando… per fortuna alla fine vi riconosce qualche utilità):

La nostra casa editrice è sempre stata “infestata” di “maestrine” (come io, che sono filologicamente rozzo e ignorante, chiamo le redattrici e i redattori che passano le giornate curve/i sui testi a cercare il pelo nell’uovo e a limare i testi senza fine). […] Le maestrine, che ancora oggi mi guardno un po’ spaventate e un po’ accigliate dalle loro scrivanie cogliendo la mia sofferta disapprovazione per quelle estenuanti meticolose correzioni dei testi ma difendendo al contempo un po’ altezzosamente la loro missione, le maestrine sono una colonna della E/O.

Su come gli ebook renderanno la “società lettaria più democratica”, però…

Intanto, camminando svogliatamente su e giù per casa nella sua vestaglia lisa da disoccupato, l’editore ghignerà e/o sospirerà con amarezza. Perché lui sa che novantanove volte su cento l’approdo dell’internauta sarà un fallimento […]. L’editore sa che la stragrande maggioranza delle opere che vengono scritte non valgono molto e che non sono in grado di soddisfare neppune l’esigenza di un singolo lettore. L’editore, insopportabile snob, presuntuoso tirannello, giudice autoproclamanto dell’estetica letteraria, sa che le cose stanno così e che probabilmente lo resteranno per sempre: i buoni libri sono pochi. […] L’editore sa che la letteratura non è il terreno delle democrazia, se non in un’accezione meritocratica: è giusto che tutti abbiano l’opportunità di creare.

I do hope you’re not disheartened

Come superare il dolore quando il nostro manoscritto viene rifiutato da un editore? Suggerisco l’approccio di Dylan Moran (aka Bernard Black di Black Books, che ho già citato in un vecchio post): il video è qui.

Sottotitoli*
Editore: Gentile signor Black, temo che il suo romanzo non sia adatto a noi in questo momento e le restituisco con la presente il manoscritto. Spero davvero che lei non sia scoraggiato da questo rifiuto. Cordiali saluti, Barnaby Trustington Howard Foxworth
…rifiuto…
…rifiuto…

Bernard: Gentile signor Trustington Howard Foxworth, grazie di avermi restituito il manoscritto e per il suo antipatico bigliettucolo del cavolo. Temo che la sua lettera sia decisamente poco adatta a me, al momento, visto che ho appena passato tutto il weekend a scrivere il romanzo che lei ha rifiutato su due piedi.
Non mi resta che immaginare che la vostra politica aziendale preveda di rifiutare tutti i romanzi che non sono scritti in Braille formato 3 metri.
E sì, lo so che è poco educato rispondere a qualsiasi genere di critica o rifiuto ma anche in questo, come in ogni altro ambito, io sono un innovatore e dunque d’ora in poi potrò apostrofarla liberamente con… nanettazzo.
Tuttavia lei ha ancora tempo per cambiare idea, e credo che lo farà quando un giorno ci incontreremo (e ci incontreremo, glielo assicuro), e le succhierò via gli occhi per tapparmici le orecchie e attutire, così, il suono delle sue urla mentre la riduco in poltiglia a colpi di testate.
Spero davvero che lei non sia scoraggiato dalla sua improvvisa morte violenta.
Cordiali saluti, Bernard Black

Tutti… tutti pensavano che avesse fatto bene a uccidere l’editore, e che farlo con un trombone a tiro fosse stato un lampo di genio. “Bernard!” – dicevano… no… “Brendan!” – dicevano – “Congratulazioni. Ecco, prendi questo cesto di roba e vieni a stare con noi per il weekend”.

* Mi rendo conto che, se già questo tipo di umorismo non è per tutti, la traduzione non possa che peggiorare la situazione. Ma spero che la trascrizione sia utile a chi si perdesse tra le parole senza senso e la velocità dell’inglese di Moran.

Faites vos jeux, messieurs

l’editoria italiana è un serraglio di servi del padrone di arcore o di radical-chic della sinistra cocainomane
(commento di Drugo Lebowsky all’intervista pubblicata da il Fatto Quotidiano, Melissa P: Papà Fazi mi ha fregato, di Luca Talese, 5 gennaio 2011)

Capisco: il conflitto d’interessi politico-economici è una strada a doppio senso. Però mi sento di dire che:
1. Per decine di editori come Scritturapura o Il Maestrale, le cose non stanno proprio così.
2. Questo blog si basa sull’idea che anche l’editoria ha le sue competenze professionali, le sue fusioni e acquisizioni, i suoi prezzi di copertina. Come il design, sta a cavallo tra cultura e industria. Non è giusto che il settore sia svilito e ridotto a chi sono gli amici e a da che parte sta il governo.

E poi: sì, Melissa P. mi incuriosisce (primo o poi qualcosa leggerò). L’intervista mi è piaciuta, la piega che hanno preso i commenti un po’ meno: tutti a litigare sul valore letterario/sociale/femminista di Cento colpi di spazzola. Nessuno che dica che una ragazzina che vende un libro dovrebbe, magari, trovarsi un agente. Dovrebbe, magari, avere un commercialista diverso dal suo editore. Dovrebbe magari evitare di acquistare una casa da 600mila euro e, soprattutto, dovrebbe venderla se non riesce a pagarsi il mutuo, invece di lagnarsi. La simpatia di chi ha le mani bucate, in questo periodo di crisi, no.