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Col cavolo che usciamo dalla crisi

Il 21-22 ottobre si svolgerà a Matera – nella regione che legge di meno in Italia – il VIII Forum del libro e della lettura, dedicato al tema “Leggere in Europa”. Qui potete scaricare il programma, che ruota intorno all’idea che se non ci mettiamo a leggere col cavolo che usciamo dalla crisi.

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Per consumare contenuti

Una nuova indagine svolta dall’Associazione Italiana Editori dimostra che quasi un italiano su tre è interessato ad iPad come strumento per consumare contenuti culturali o di informazione. Il numero di eBooks nella nostra lingua, intanto, cresce anche se resta ancora molto lontano dai vertici raggiunti in altri paesi.

Al primo posto navigare in Internet, al secondo ascoltare musica, poi vedere film e poi quasi appaiati al quarto posto: usare i social network e leggere libri. Ecco che cosa vogliono fare gli Italiani con iPad.

(da macity.it, L’iPad puà salvare la lettura in Italia, 7 dicembre 2010)

Mulini a vento

Oggi gira una mail, di Marco Cassini di minimum fax, che chiede a editori e librai di segnalare la propria adesione alla posizione dei cosiddetti Mulini a vento (Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, minimum fax, nottetempo, Voland) rispetto alla legge sul prezzo del libro.

Penso che anche per i singoli lettori possa essere utile e interessante informarsi sulla questione e quindi segnalo lo stesso blog che indica lui: leggesulprezzodellibro.wordpress.com.

Salone (23 maggio)

Ieri mattina il presidente dell’AIE Polillo e il presidente del Centro per il Libro e per la Lettura Ferrari hanno presentato una nuova iniziativa per promuovere la lettura. Su questo sito ci sono ulteriori informazioni sul programma e, soprattutto, sulla campagna mediatica messa in pista per rendere il 23 maggio una giornata speciale in cui promuovere il libro.
Il claim “vagamente ricattatorio”, ha scherzato Ferrari, dovrebbe “rendere il libro più vicino alle cose che sono più importanti per noi, ovvero gli affetti”.

Ormai lo sapete: approvo qualsiasi attività, iniziativa, evento o trend che possa far abituare gli italiani a leggere (inclusi Moccia, gli e-book, e i mini libri che ho visto ieri al Salone, presso uno stand letteralmente preso d’assalto). Quindi, evviva anche il 23 maggio.

Però sono anche molto d’accordo con:
1. Sergio Auricchio, editore di Leggere:Tutti, che ieri mattina alla conferenza ha chiesto perché era stato scelto il 23 maggio quando esiste già una Giornata Internazionale del Libro il 23 aprile (risposta: il Centro per il Libro e per la Lettura è nato a febbraio, non avrebbero fatto in tempo)
2. Francesco Maria Giro, sottosegretario per i Beni e le Attività culturali, che ha chiuso il suo intervento con un brillante “auguriamoci che il claim diventi Se mi vuoi bene, il 23 maggio regalami un libro da leggere” (applausi)

E sono molto meno d’accordo con Paolo Pisanti, presidente dell’Associazione Italiana Librai, che ha detto “Non perdiamo l’occasione di fare una festa che sia una festa del libro e non una festa dello sconto”.
Perché, se vogliamo davvero invertire la piramide delle abitudini di lettura (cioè arrivare ad avere lo 0,4% di italiani che non leggono niente e il 55% che legge oltre 20 libri l’anno), secondo me dobbiamo renderci conto che il libro un po’ è sacra cultura e un po’ è una scatola di fagioli: quando c’è l’offerta, si fa scorta.

Fervono i preparativi 5

Domani al Salone del Libro ci sarà qualche anticipazione della nuova edizione del rapporto AIE sull’editoria, realizzato da Nielsen BookScan:

La distribuzione nella Penisola ha chiuso in crescita un anno di crisi come il 2009 (annus horribilis, fra gli altri, per un comparto vicino come quello dell’editoria periodica, cioè dei giornali).
[…] Il mercato librario ha segnato nei primi tre mesi del 2010 un incremento del 3,7% rispetto all’analogo periodo 2009.
In aumento anche i lettori, che nel 2009 hanno raggiunto il 45,1%: più di 25 milioni di persone con più di sei anni leggono almeno un libro in un anno.
Del resto, per citare un altro dato, sempre nel 2009 in Italia sono nati 223 nuovi editori.

(da ManagerOnline, Salone del libro: Edigita e il rilancio del business dell’editoria, di Barbara Weisz, 12 maggio 2010)

L’ottimismo è il profumo della vita?

Chi butteresti giù dalla torre?

Secondo l’Osservatorio contenuti digitali 2009, pubblicato dall’AIE, il 34% degli italiani dichiara che potrebbe tranquillamente rinunciare ai libri. Ma non buttiamoci giù*: il 49% non batte ciglio all’idea di vivere senza film (mentre solo il 19% farebbe a meno della TV e il 16% della costante informazione di telegiornali, web, radio ecc.).

*sono arrivata alla slide successiva: gli italiani che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno sono scesi (!) dal 60 al 56%. Vuol dire che 2 milioni di persone, in Italia, hanno letto un libro nel 2008 e poi niente. Magari buttarci no, ma un po’ di nutella o un mojito fuori stagione sì.

Si pubblica troppo…

Su Wired di ottobre, a p.37, si dice che in tutto il mondo si vendono circa 3 miliardi di libri l’anno. Considerando che siamo 6 miliardi e fischia, i dati AIE sulle abitudini di lettura collocano l’Italia non troppo lontana dalla media mondiale.

Consideriamo, però, anche la classifica dei primi dieci paesi per numero di volumi pubblicati: Regno Unito 206.000 l’anno, Stati Uniti 172.000, poi Cina, Germania, Spagna, Giappone, Taiwan, Russia, Italia (35.236) e Francia.

Facendo due calcoli molto approssimativi, in Italia si pubblicano quasi 100 libri al giorno (tantissimi, troppi), che però sono poi (solo) 0,0006 libri pro capite l’anno.

Sì, sto sveglia di notte a cercar di capire.