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L’importante non è finire

In Come un romanzo, Pennac difende il diritto di non finire un libro. Dice “Il libro ci cade dalle mani? Lasciamo che cada.”

Quelli di goodreads hanno pubblicato di recente una sintesi dei motivi che spingono i lettori a lasciare un libro a metà.  Al primo posto, responsabili di quasi metà degli abbandoni, noia e lentezza.

I Rapporto sulla promozione della lettura in Italia

Il Forum del Libro ha pubblicato online il I Rapporto sulla promozione della lettura in Italia, che presenterà al Salone del Libro di Torino il 18 maggio h16 (Sala Blu).

Sono 307 pagine, ma c’è un fantastico sommario all’inizio che vi permette di trovare subito quello che vi interessa di più: dal ruolo delle librerie alle principali iniziative di promozione della lettura, fino alla normativa di riferimento. E se non venite al Salone, c’è una bella carrellata di festival dedicati al mondo del libro: non vi resta che scegliere!

Inchiesta sulle tariffe per le traduzioni in diritto d’autore

A fine aprile Biblit ha pubblicato online la sua Inchiesta sulle tariffe per le traduzioni in diritto d’autore.

Estraggo qualche dato:
– Le opere tradotte sono “ormai stabilmente al di sotto del 20%”, cioè almeno 4 su 5 libri pubblicati in Italia sono scritti da italiani (p.6).
– “In genere chi paga meglio sono gli articoli per la stampa, mentre i compensi più bassi sono associati alla letteratura per bambini e ragazzi” (p.9).
– “…per tradurre una cartella da 2000 battute di media difficoltà, incluso il tempo per la revisione e la rilettura […] La maggior parte dei partecipanti all’indagine ha dichiarato di impiegare dai 45 ai 60 minuti” (p.11).
– “La maggior parte del campione (89%) riceve un pagamento unico a determinati giorni dalla consegna. Per il 51% dei traduttori il termine è fissato in 60 giorni dalla consegna, ma i tempi di pagamento vengono rispettati solo in un caso su tre” (p.14).
– Tra le “misure che potrebbero contribuire a migliorare le tariffe”, la n.1 è “Tariffario di riferimento con minimi di compenso” (73,3%) e la n.6 è “Accesso regolamentato alla professione” (34,1%).

L’idea di un albo dei traduttori e/o di un tariffario minimo non è nuova. E’ vero che vivere di traduzioni (soprattutto letterarie, che vengono pagate più spesso in diritto d’autore) è quasi impossibile, e che parte del problema è che chiunque si può mettere a tradurre.

Io mi cruccio quando vedo una traduzione fatta da un non-madrelingua, perché non ne ho mai vista una fatta davvero bene. Ma probabilmente chi ha studiato traduzione – e magari preso persino una laurea – si arrabbia se capisce che io lavoro perché sono bilingue, ma laureata in economia. Per questo regolamentare l’accesso alla professione mi sembra poco sensato.

Il problema delle tariffe è che chi lavora male si fa pagare poco, e il cliente è contento così.