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Spazio contro tempo

Perché passare dalla carta ai bit?

Perché il lettore è più comodo da portare in giro, spesso l’ebook (o l’ezine) costa meno, i classici ormai fuori copyright si trovano gratis e poi… tanto spazio in casa. Tutto secondo questo post su Apartment Therapy.

Nei commenti, però, qualche ottima osservazione: gli ebook non si possono prestare, e non è detto che la tecnologia duri quanto la carta. Il che significa che potremmo dover ricomprare tutto ogni vent’anni, e che i nostri figli potrebbero non leggere mai i nostri libri. E a me sembra proprio un peccato.

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Il prezzo dei libri: carta vs. bit

Questo post di economia editoriale, sul blog di Luisa Capelli, è molto lungo ma molto, molto bello e interessante.

Un post per il ponte

Ci ho messo 3 giorni a leggerlo ma ce l’ho fatta e ne è valsa la pena: il commento-analisi di Gino Roncaglia al rapporto L’Italia dei libri. Un tempo ne avrei fatto un riassuntino, ma questa volta mi limito a una segnalazione e a un link. Buon primo maggio (il mese del Salone!).

Democratizzazione

Il libro più caro al mondo è uno dei diari di Leonardo da Vinci. Il primo ad acquistarlo fu Thomas Coke, poi divenuto conte di Leichester, nel 1717. Passò al collezionista Armand Hammer nel 1980. E fu acquistato all’asta nel 1994 per 30 milioni di dollari e fischia.

Da Bill Gates.

Che lo scansionò.

E lo usò come screensaver di Microsoft Plus! per Windows 95.

Spigoli

Poco prima di morire John Updike parlò con eloquenza degli “spigoli” del libro: i confini che danno forma e integrità a un’opera letteraria, e che per secoli hanno trovato espressione fisica nell’indelebilità della pagina stampata. Gli spigoli hanno dato ai libri la solidità di resistere alle mode e all’erosione del tempo, ma ora sembrano destinati a sbiadire, a mano a mano che le parole passano dalla stampa permanente su fogli di carta alla temporanea comparsa su schermi tremolanti.

(da The Wall Street Journal, Books that are never done being written, di Nicholas Carr, 31 dicembre 2011 – traduzione dall’inglese mia)

Mai più introvabili con Gli introvabili

Giulio Passerini, ufficio stampa di Edizioni e/o ormai da qualche mese, ha quell’entusiasmo giovane, quella presenza costante sui social, quella capacità di ricevere informazioni e subito farle rimbalzare su tutti i canali possibili che io – torinese, lenta e precisetta, più grande anche se di poco, e spesso presa da altro – un po’, a volte, gli invidio.

Questo per spiegare perché scrivo questo post dopo che è già passata una settimana da quando Giulio mi ha fatto conoscere Gli introvabili: un nuovo esperimento di Edizioni e/o, che ri-pubblica in formato digitale (e solo in formato digitale) una serie di titoli ormai fuori catalogo ma ancora richiesti dai lettori. A un prezzo più che popolare (1,99 euro). Senza DRM, con un atto di fiducia meraviglioso.

In sostanza: una di quelle cose davvero utili che, abbiamo sempre sentito dire, si possono fare con gli ebook. Niente di sconvolgente dal punto di vista tecnologico: niente ipertesto, immagini animate o chissà che altro, ma storie disponibili per sempre, a poco, per tutti. Mai più libri introvabili con Gli introvabili;)

Storytelling e fragilità

Il libro, come tecnologia, non è niente di che: “It was venerable. It was ubiquitous. But it was a little bit boring.”

La TED Talk del giovane Joe Sabia sulle tecnologie dello storytelling è un bell’esercizio di public speaking: divertente, interattiva, breve (ce ne fossero). Non è di quei discorsi che cambiano la vita ma rende onore al padre dei libri pop-up, Lothar Meggendorfer, al quale la Movable Book Society ha dedicato un premio per l’eccellenza nell’ingegneria della carta.

All’inizio dei libri che illustrava, Meggendorfer inseriva una poesia per chiedere ai bambini di avere cura nell’azionare i meccanismi complicatissimi che aveva realizzato.
Adesso che ci penso anche un iPad va maneggiato con cura.
Che storytelling e fragilità siano inscindibili?

Now Children, dear, pray come with me
And see some comic sights,
You all will laugh with mirth and glee,
Or should do so by rights.

When you to them your hand apply
These figures dance and caper
“‘Tis really hard” I hear you cry
“To think them only paper.”

The men and creatures here you find
Are lively and amusing,
Your fingers must be slow and kind
And treat them well while using.

But more of them we must not tell,
The pictures would be jealous,
So turn the leaves and use them well
And don’t be over zealous.