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Dica 30.000

L’Asl di Mirano ha pagato quasi 30.000 euro per far tradurre il testo del Patient protection and affordable act, con cui Obama ha riformato la sanità americana, alla Società cooperativa Eurostreet di Biella. La polemica sulla necessità e legittimità di una spesa tale in questo momento di crisi mi sembra giustificata, ma ho fatto due conti.

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Ho trovato il testo integrale della legge. Copiato e incollato tutto su word, sono quasi 2,5 milioni di battute spazi inclusi. Considerando una generosa cartella da 2.000, per arrivare a 30.000 euro bastano 24-25 euro a cartella. Che per un testo tecnico-legale è più che lecito.

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Coincidenze

Quando nel mezzo di una traduzione c’è una citazione lunga così da un libro. E tu negli ultimi 12 mesi hai fatto fuori davvero tantissimi libri. Ma quel libro ce l’hai ancora, sai dov’è perché l’hai guardato male giusto ieri, ed è in lingua originale. E’ un buon giorno.

(Però devi ancora trovare il punto esatto della citazione.)

Inchiesta sulle tariffe per le traduzioni in diritto d’autore

A fine aprile Biblit ha pubblicato online la sua Inchiesta sulle tariffe per le traduzioni in diritto d’autore.

Estraggo qualche dato:
– Le opere tradotte sono “ormai stabilmente al di sotto del 20%”, cioè almeno 4 su 5 libri pubblicati in Italia sono scritti da italiani (p.6).
– “In genere chi paga meglio sono gli articoli per la stampa, mentre i compensi più bassi sono associati alla letteratura per bambini e ragazzi” (p.9).
– “…per tradurre una cartella da 2000 battute di media difficoltà, incluso il tempo per la revisione e la rilettura […] La maggior parte dei partecipanti all’indagine ha dichiarato di impiegare dai 45 ai 60 minuti” (p.11).
– “La maggior parte del campione (89%) riceve un pagamento unico a determinati giorni dalla consegna. Per il 51% dei traduttori il termine è fissato in 60 giorni dalla consegna, ma i tempi di pagamento vengono rispettati solo in un caso su tre” (p.14).
– Tra le “misure che potrebbero contribuire a migliorare le tariffe”, la n.1 è “Tariffario di riferimento con minimi di compenso” (73,3%) e la n.6 è “Accesso regolamentato alla professione” (34,1%).

L’idea di un albo dei traduttori e/o di un tariffario minimo non è nuova. E’ vero che vivere di traduzioni (soprattutto letterarie, che vengono pagate più spesso in diritto d’autore) è quasi impossibile, e che parte del problema è che chiunque si può mettere a tradurre.

Io mi cruccio quando vedo una traduzione fatta da un non-madrelingua, perché non ne ho mai vista una fatta davvero bene. Ma probabilmente chi ha studiato traduzione – e magari preso persino una laurea – si arrabbia se capisce che io lavoro perché sono bilingue, ma laureata in economia. Per questo regolamentare l’accesso alla professione mi sembra poco sensato.

Il problema delle tariffe è che chi lavora male si fa pagare poco, e il cliente è contento così.

Sparpagliamucche

“Raccoglitore” si trova nel dizionario, non lo nego.

E i fondi si “raccolgono”, con un po’ di fortuna.

Ma una persona che raccoglie fondi non me la chiamate “raccoglitore di fondi”, che suona male. Lasciate perdere che in inglese c’è scritto “fundraiser”: lo so, ma se andate avanti così Google Translator vi sostituirà presto. Lo farà lo stesso, ma se adesso non lottate un po’ come facciamo a ritrovarci tra qualche anno per bere e lamentarci che nessuno capisce quanto era importante il lavoro del traduttore?

ps Il titolo è una vecchissima battuta che non riesco a dimenticare: Qual è il contrario di “raccoglitori”?

Is that a fish in your ear?

E’ uscito da poco per Penguin UK (Particular Books) il nuovo libro di David Bellos, “Is That a Fish in Your Ear?“. Parla di differenze linguistiche e traduzione, e di come quest’ultima – umana, automatica – ci permetta di vivere in un mondo globale. Ha un video di presentazione molto, molto carino. Con la voce dell’autore, che starei a sentirla per ore.

Scappate

Se vi propongono di fare una prova di traduzione facendovi intuire che sarà pubblicata in modo che finalmente tutti vedano quanto siete bravi e meritevoli di tradurre ancora: scappate.

PS No, lo so, lo capisco: all’inizio è difficile (anche dopo, ma è diverso). Pur di dimostrare che siete in grado di fare qualcosa e di aggiungere una riga al curriculum lavorereste gratis. Resistete, se potete.
Un cliente serio può chiedervi una prova di traduzione (più che lecito), ma se questa è abbastanza buona da essere pubblicata sarà anche abbastanza buona da essere pagata.

Memento

Ricordati che ogni tariffa è il risultato di una trattativa.
(da Il tariffometro)

Sull’argomento non aggiungo altro, che va bene così.
Meglio essere proattivi e dire: cavolo come mi piacerebbe fare la consulente per i doppiaggi! O meglio ancora per i sottotitoli, che a volte prendono certi abbagli…